La tecnologia è un mezzo, non un fine. Innovazione non significa acquistare l’ultimo hardware o software sul mercato. Prima riusciremo a fare di questo il nostro mantra e prima riusciremo ad evolvere in un mondo in cui la tecnologia non sia vista come opposta all’umano, ma come un’estensione delle capacità dell’uomo.

 

Diffida della tecnologia come bacchetta magica

La tecnologia, per definizione, nasce per risolvere problemi e ottimizzare processi.

Il vocabolario Treccani la descrive come un: “Vasto settore di ricerca composto da diverse discipline, che ha come oggetto l’applicazione e l’uso degli strumenti tecnici in senso lato, ossia di tutto ciò (ivi comprese le conoscenze matematiche, informatiche, scientifiche) che può essere applicato alla soluzione di problemi pratici, all’ottimizzazione delle procedure, alla presa di decisioni, alla scelta di strategie finalizzate a determinati obiettivi”.

Fin qui siamo d’accordo, ma di certo non è la bacchetta magica che molti si aspettano.

Il fine ultimo per cui si adotta una tecnologia (che quindi è il mezzo di realizzazione) può essere duplice:

  • Creare conoscenza a partire dai dati
  • Risolvere problemi pratici

In questo articolo, ci interessa il primo punto. Elaborando dati, possiamo avere a disposizione informazioni di valore (conoscenza) che aiutino le aziende a migliorare i processi, le strategie e la presa di decisioni.

Tuttavia, una tecnologia in azienda non equivale a innovare o a migliorare in automatico i processi e le strategie, specie se non c’è una cultura “digitale” a sostenere il cambiamento. Inoltre, anche la scelta dello strumento è fondamentale. Se ha funzionato per altre aziende, non significa che funzionerà per la nostra. L’ideale sarebbe avere a disposizione uno strumento creato su misura e che fonda insieme la cultura aziendale, i bisogni di business e i vantaggi tecnologici.

 

 Umano e Tecnologia come opposti

La tecnologia schematizza, semplifica la realtà e riesce a lavorare una grande mole di dati in tempi molto brevi. Tuttavia, riesce ad elaborare correttamente, solo ciò che è stata “addestrata” a riconoscere. Questo entra in conflitto con la mente umana che invece cambia costantemente gli schemi e ne crea di nuovi.

Da questa differenza nascono i principali problemi di interazione uomo-macchina.  L’idea di tecnologia come qualcosa di totalmente opposto all’umano è ormai entrata nella nostra cultura. Concettualmente parliamo di Intelligenza “Artificiale” e Intelligenza “Umana”.

 

Transitive Intelligence: sinergia uomo-macchina

Perché la società si evolva in modo “digitalmente sostenibile” c’è la necessità, da una parte, di una tecnologia più flessibile che si adatti ai cambiamenti umani e dall’altra che l’uomo metta alla base dell’introduzione tecnologica la propria euristica e la propria intelligenza.

Raggiungeremo la tanto sognata sinergia uomo-macchina, quando approcceremo finalmente la tecnologia come un’estensione della capacità umana.

In Pragma Etimos ci piace definirla Transitive Intelligence. È “l’intelligenza” frutto dell’insieme di data intelligence, AI, intelligenza e cultura umana, che crea un flusso che parte dall’uomo, passa per la macchina, e restituisce infi

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